TRITTICO DI PENSIERI MATTUTINI IN FORMA DI MUSICA
COMPONIMENTO PER QUARTETTO D’ARCHI E UMILTÀ
Parte prima: ouverture
Le cose che accadono sono dei fatti. I fatti in sé, non hanno alcuna polarità. Ma sono interpretati da chi li riceve o subisce. E così chi riceve un danno, giudicherà negativo un fatto. Chi ne trae un vantaggio, lo giudicherà positivo. I fatti accadono. Senza che sia possibile prevederli in alcun modo (oggi conosciuto). La disperazione o l’euforia legate ai fatti sono quindi slegate da qualsiasi possibilità di previsione. E questo genera ansia. Il saperci legati a doppio filo a qualcosa di assolutamente indipendente dalla nostra volontà, non solo, dalla nostra possibilità di agire, non può che generare ansia per la nostra sorte. È quindi comprensibile l’intenzione e la pratica, nelle persone, di attribuire gli eventi che si abbattono o potrebbero abbattersi sulla propria vita, a una variegata serie di poteri, le cui caratteristiche sono, in tutti i casi, di natura soprannaturale. La fantasia degli uomini, unita alla varietà dei costumi e delle caratteristiche delle epoche storiche in cui sono vissuti, ha dato origine a una molteplice giostra di divinità. Alcune cadute in disuso con l’arrivo, sulla tavola della scienza, di spiegazioni razionali riguardo ai fenomeni di cui si facevano capri espiatori quando non giudici universali. Altre che tenacemente resistono, al di la delle conoscenze maturate, della assoluta inaffidabilità storica delle loro tradizioni e delle loro stesse genealogie, al di là a volte di quello che viene comunemente conosciuto come senso del ridicolo. Seme che non attecchisce, purtroppo, con uguale facilità, nell’animo umano.
Parte seconda: coro
La genesi delle varie credenze segue percorsi diversificati nello spazio e nel tempo, ma guidato, e sarebbe strano il contrario, vista l’origine comune, dalle stesse linee di sviluppo. Così, come ogni esperto di comunicazione può testimoniare, si passa, a questo punto, a una fase identificativa, nella quale si pongono in essere le pratiche e i costumi propri del culto, i tratti distintivi e i segni di riconoscimento e appartenenza per i seguaci. Quanto più giovane è il culto, tanto più la propria appartenenza dovrà essere sottolineata e ribadita con tratteggi volgari e traboccanti di simbologia elementare, e facilmente comprensibile e assimilabile. Come una vera, grande, industria delle certezze, la nostra nuova comodità mentale si accaparrerà segni e marchi delle precedenti teorie, rielaborandoli e inserendoli nel proprio organico simbologico. Questa operazione richiede a volte vere e proprie capriole semantiche, per riuscire a inserire nel modo meno traumatico e riconoscibile possibile, le antiche caratteristiche nel nuovo credo. Di pari passo, si svilupperà l’idea che esista, in contrapposizione al gruppo di eletti, che detiene la chiave di volta dell’arco della conoscenza, un gruppo di non eletti, che contrasta la verità e incarna, essendo tutti i culti basati sulla dualità bene-male, la parte negativa. Il marcio. In piena linea con le logiche di umiltà che sempre muovono l’operare degli eletti, il proprio credo acquisterà la dignità di religione, e contemporaneamente il credo dei non eletti verrà ridotto a una semplice superstizione, quando non a una pratica barbara da estirpare con ogni mezzo. L’antropologizzazione della componente vendicativa propria di ogni essere soprannatulare, caratteristica collegata a stretto giro di vite con l’idea di una giustizia esatta e infallibile, che premia alcuni punendo altri, ha come effetto la pretesa di alcune schiere di unti, di dettare le norme di condotta irrevocabili, che mirano semplicemente al controllo delle masse di fedeli, senza alcuna possibilità di accomodamento che derivi dalla logica o anche solo dal buon senso. La pretesa di conoscere l’esatta misura della definizione di bene, derivandola da una legge proveniente direttamente dall’infallibile, porta spesso a causare inutili sofferenze alla maggior parte delle persone. La stessa fonte della definizione si esprime attraverso la parola umana, cosa che dovrebbe suscitare per lo meno un lieve sospetto, non trattandosi di una comunicazione ufficiale, quanto piuttosto di una “fuga di notizie” non ancora confermata.
parte terza: fuga (precipitosa)
La assoluta mancanza di verità storiche e scientifiche invalida il ragionamento fin dalla sua partenza. Spiegare la casualità con un ordine superiore di qualsiasi tipo potrebbe essere naturale, data la limitazione della mente umana nell’elaborare concetti non riconoscibili nell’esperienza. Questa naturalità si perde però tra le pieghe dialettiche e le acrobazie di pensiero determinate da una pratica per lo meno discutibile da un punto di vista logico: la giustificazione a posteriori di un’idea. Come la peste, in mancanza di conoscenze sulle particelle microscopiche, tra loro virus e batteri, era attribuita a uomini maligni, i cosiddetti untori, sacrificati sulle piazze trasformate in fornelli di mezza europa. Teoria frettolosamente accantonata, e questo è straordinario, senza alcun imbarazzo, nel momento in cui l’avanzare di un metodo scientifico esatto ha permesso di determinare con precisione le reali concatenazioni causa-effetto. E le ha ripulite da quell’alone di paura folle e non giustificativa del prezzo che è stato pagato per un errore di ragionamento, da quanti sul fornello si sono trovati loro malgrado. Così potremmo trovarci un giorno in grave imbarazzo, dovendo rendere conto alla storia di tante piccole meschinità che ancora oggi, e soprattutto oggi, vengono compiute in nome di un ideale. Che se può essere di una qualche utilità al debole, nell’atto di coricarsi e dormire il cosiddetto sonno tranquillo, è assolutamente di ostacolo allo sviluppo dell’umanità.
Meno enfasi e più giudizio potrebbero, se non aiutare il cammino della conoscenza, per lo meno smettere di rallentarlo, e alleviare le sofferenze di quanti, non allineati, patiscono ogni giorno la giustizia dei giusti, e delle loro macabre favole.
Applausi.