Ti vedo. Ti sento. Al di là della vetrata a specchio. Che potrebbe frantumarsi anche solo con uno sguardo. A patto che uno abbia la voglia. La forza. O semplicemente l'incoscienza. Di guardarsi per un secondo in quello specchio. Non c'è mai stata. In me. E se lo specchio è ancora li, non c'è mai stata nemmeno in te. Almeno in questo, non ci sono elementi di distorsione. Ogni volta che ne abbiamo fatto saltare un pezzo, ci siamo trovati a maneggiare ricordi e ripicche taglienti come rasoi. A passarceli davanti alla faccia. A tenerci a bada. A tenere a bada i ventri, che la vera cortina di ferro è lì. Mentre il tempo scorre a singhiozzo. A scatti. Tra un'immersione e l'altra. Tra un ritorno alla ragione e un abbandono alla follia. Tra un ritorno alla follia, e un abbandono alla ragione. Ogni volta un muro di gomma. Ma troverò un uscita. Prima o poi. Mi hai chiesto come sono preso? Sono preso così. Tutto preso. Così. A cercare un bed & breakfast. Un letto. E una colazione veloce. Per scappare il prima possibile. Prima che la ferita si riapra. Sporcandomi di nuovo tutto il vestito.