Un pò per via dell'asma. Un pò per comodità. Un pò tanto perchè mi sono rotto le palle. Via tutto quanto, tutto ciò che non serve più. Tonnellate di oggetti inutili, appesi, appogiati, stesi. Lo faccio periodicamente, Soprattutto con le persone. A dir la verità. Questa volta si rilancia, e a parte i libri, che godono di immunita parlamentare, tutto il resto è sotto ispezione. La memoria basta e avanza, certe volte, senza bisogno di richiamini. Non ho più spazio, per strisciare dalla camera al resto della casa. Mi faccio l'ultimo caffè a ostacoli. E poi un pò di ventolin mentale. A volte mi capita, con i piedi a penzoloni dal soppalco, di ripensare a tutti i pesi morti che mi sono trascinato per un pò. Ci ripenso anche con affetto, a volte. Anche con malinconia. Più spesso, ci penso e basta. Alle diverse tecniche di appoggio. Dall'amore, all'amicizia quasi adorante. Dalla proiezione di interesse, in se molto semplice, alle grandi dichiarazioni. Agli sguardi. Quegli sguardi li, di chi non se la sa proprio cavare, da solo. Di chi non cerca te. Ma un te qualsiasi a cui appendersi come alla barra della metro, per non cadere a ogni brusca frenata. E' sempre un brutto momento, quello in cui ti accorgi che sei intercambiabile. Perchè devi cambiare punto di vista sulle cose, rischiando di mettere in discussione anche cose che davi già per sedimentate. Ripensare alle storie passate, poi, è un piccolo campionario di tragedie sociali. Di coltellate dritte nel costato della tua fiducia. Ma non si può che ringraziare. Perchè ogni affondo parato, o preso di striscio, allena i riflessi. E, nel lungo periodo, torna utile. L'estate è sempre stata un periodo un pò così. Un pò del cazzo. Se vogliamo. E nonostante i temporali e l'aria gelida, è estate, qui intorno. Mi tuffo per qualche secondo nella doccia dei rimpianti, mentre li inscatolo con cura, e li divido per il riciclaggio. Sarebbe divertente, tra qualche mese, comprare una moleskine fatta con i miei amori riciclati. Almeno, avrò salvato qualche albero.