martedì, 19 giugno 2007

Fortunatamente non ho una barca . Perchè non capisco mai abbastanza in fretta quando cambia il vento. E mi trovo sempre a dover rincorrere per tutta la coperta i miei nervi scoperti. Bagnato fradicio, e col rischio di cadere seriamente e farmi male. Così ho deciso di lasciarla sgombra di quasi tutto. Rimangono li, in bella vista, solo cose sacrificabili. E ogni volta che il vento cambia, mi ritiro sottocoperta, aspettando il sereno. Magari con qualcosa da fare. Si chiama adeguarsi. Ho robusti appigli a cui attaccarmi, quando il mare si fa grosso. E se la barca si rovescia, pazienza. Non ho mai detto di essere un buon marinaio. Non ho mai nemmeno detto di voler navigare in questo mare. Mi ci sono trovato, e come si dice, sto cercando di tirarmene fuori in qualche modo. Se qualcuno ha un sestante in più, lascio le coordinate in pvt per l'invio.
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categorie: icarus iii
lunedì, 04 giugno 2007

Non ho profumerie da visitare, per ricostruire odori di cui hai già detto tutto. Mi resta un letto sfatto e del tempo da perdere. Ogni volta è diverso. Ogni volta è lo stesso. Ogni volta è più spesso di quanto non si creda. Mi restano per ora i panni sporchi. In attesa di qualcuno che me li sciacqui. Molte cose abbiamo smesso di dirci, in questi giorni. Molte cose ci restano da dire. Ma non credo di poterle esaurire. E forse e questo. Quello che alla fine rimane tra le dita. E fa la differenza. E la diffidenza. Circondato da usa e getta, mal mi dispongo ad un abusare continuo e intermittente. Cauterizzare, certo. Si migliora col tempo. Si diventa più precisi. Più rapidi. Meno illusi. Si chiama bilancia, probabilmente. Ma abituati al trucco del piatto incollato, non ci accorgiamo che i piatti incollati sono due.
Molte cose
non uso
non oso
non so.
Ma sono curioso
di vedere cosa sarà
se il tempo
il luogo
il caso
a fotterci forte.
Più forte di come ci fottiamo di solito.
E senza amore.
Sarà quest'etica
in fondo cristiana, almeno per osmosi
che ti si appiccica addosso come tanfo da stalla
anche se non vuoi
sarà quella particolare visione delle cose
che non mi lascia vedere mai una via d'uscita
che non costi troppo per quel che ho in tasca
sarà per quello
che mi ci scaldo le tempie
ma sono curioso.
Così come sono curioso di sapere quanto daresti per un campanello che suona, per una lezione di inglese, per uno spuntino in uno di quei chioschi di cui non ricordo il nome.
Ho imparato i numeri da uno a dieci, per ora. Troppo poco per dirti quanto darei io.
Troppo poco, per poter comprare un mazzo di fiori senza essere ridicolo.
Abbastanza, per  metterla sul curriculum come sedicesima lingua.
Allora, quanto daresti?


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categorie: servitù di passaggio
sabato, 02 giugno 2007

dipende sempre dagli occhi con cui si guardano le cose. l'occhio è l'interfaccia tra la realtà e la sua rappresentazione. l'occhio inganna. svela. nasconde. modifica. rende accettabile. condanna. il resto, sono pensieri a posteriori, messi li per giustificare quel che si è fatto, detto o pensato. le lenti che si intercambiano sono diverse, e ognuna da una chiave di lettura. come interpretare questa non lo so. ancora non l'ho capito. ma c'è al mondo un'unica persona per cui piango. di felicità. o per dolore. e per quanto cinico e distaccato, ogni lacrima rappresenta qualcosa. e da un pò di tempo ho iniziato a contarle. chiedimi pure quante sono, non ho molti problemi, a raccontare. perchè sia tu, non lo so. forse dovrei guardarmi con un occhio diverso.
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categorie: dipendenze