mi accendo una viceroy. sapore balcanico, anche se il pacchetto ricorda tanto i miei sei anni. perchè, non saprei dirlo.
la mia irresponsabilità, che ti piace girare di tanto in tanto come fosse un piatto a cottura lenta, potrebbe anche assumersi i rischi di un pensiero, ogni tanto. di una domanda, ogni tanto. seria. ma con distacco. tanto la risposta è un massimo sistema. sempre.
come se un cazzeggio qualsiasi potesse avere valore legale. e potessimo trovarci, un giorno, in tribunale, a dover rispondere della promessa non mantenuta di una prole non generata.
a volte, la decisione più drastica sbuca tra le pieghe delle lenzuola come fosse sempre stata li. vieni via con me. o resta dove stai. come si sceglie una pizza dal menù. venti minuti a scorrere l'elenco, per poi ordinare la solita. sempre quella. posso avvalermi della facoltà di non rispondere, perchè sono nel pieno possesso di tutte le mie facoltà. il giochino di giocare senza una regola ci è sempre piaciuto molto. è un bisogno legittimato dal mio quadro astrale. ormai non abbiamo più bisogno di noi, e questo potrebbe essere un buon punto d'inizio per una storia d'amore. ma tu non ti sveglierai di buon umore, stasera. e io non saprò che fare, come al solito.
stiamo vagando tra la folla di piazza unità mentale, lanciandoci occhiate fugaci mentre ogni corpo devia le traiettorie. ti perderò di nuovo di vista, e non saprò se tornerai nel mio campo visivo, se usciremo insieme da questo carnaio chiamato quotidiano, o semplicemente verrò trasportato dalla fiumana di gente verso una uscita casuale.
e nessuno mi ripagherà di un'altra cena passata con me stesso, mentre, a tre metri da me, la nostra passione dorme.