sabato, 28 aprile 2007

Il sottile distinguo, è il prezzo che ti dai. Non aspettarti da me una supervalutazione dell'usato. Non si vendono auto, qui. Non aspettarti un incentivo, ne un gioco al rialzo. Riconosco i bluff prima ancora che vengano partoriti. Te l'ho spiegato almeno due volte. Ed entrambe le volte mi hai detto: va bene. Perchè allora un agganciarti per pena? Le gambe si aprono per tre motivi. Stare bene. Solitudine. Farsi male. Che busta hai scelto questa volta, sapendo che la prima non l'hai avuta in dotazione? Non ho mai capito come sia possibile, vedere nella mia faccia, la faccia di uno che risolve problemi. La prossima volta, al primo appuntamento, regalerò un paio di occhiali. E cercherò, per una volta, di sedermi in un posto illuminato.
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categorie: a f e t k y m o u p z
sabato, 21 aprile 2007

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postato da: sedici alle ore 18:45 | link | commenti (8)
categorie: sete


 

 

Si, mi aspettano dei rimproveri. Che cosa ci posso fare? È colpa mia se compivo dodici anni qualche mese prima della dichiarazione di guerra? Forse le emozioni di quel periodo straordinario furono di un genere che non si prova mai a questa età; ma dal momento che non c’è niente di così formidabile che riesca a invecchiarci, malgrado le apparenze, era fatale che io agissi da bambino in un’avventura che avrebbe messo in imbarazzo persino un uomo fatto. Non sono il solo. Anche i miei coetanei ricorderanno questo periodo in modo diverso da chi è nato prima. E chi mi vuol male immagini pure ciò che fu la guerra per tanti ragazzini allora giovanissimi: quattro anni di grandi vacanze.

Raymond Radiguer,” il diavolo in corpo”.

 


Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “ madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti”. Questo non dice nulla: è stato forse ieri. l’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus delle due e arriverò nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. ma non aveva l’aria contenta. Gli ho persino detto:”non è colpa mia”.

Albert Camus, “lo straniero”.

 


Avanzava, scalciando la neve profonda. Era un uomo disgustato. Si chiamava Svevo Bandini e abitava in quella strada, tre isolati più avanti. Aveva freddo, e le scarpe sfondate. Quella mattina le aveva rattoppate con dei pezzi di cartone di una scatola di pasta. Pasta che non era stata pagata. Ci aveva pensato proprio mentre infilava il cartone nelle scarpe.

Detestava la neve.

John Fante, “aspetta primavera, bandini”.

 

Venerdi sera sono andato a una festicciola a casa di un collega di lavoro. Eravamo una trentina e passa, tutti quadri di medio livello, tra i venticinque e i quarant’anni. A un certo punto una scema ha cominciato a spogliarsi. Si è sfilata la maglietta, poi il reggiseno, poi la gonna – il tutto facendo delle smorfie incredibili. È rimasta così qualche secondo, ad ancheggiare in mutandine; poi, non sapendo più che fare, si è rivestita. Peraltro è una che non la da a nessuno; il che sottolinea l’assurdità del suo contegno.

Michel Houellebecq, “estensione del dominio della lotta”.

 

Due notti da solo in una stanza, in compagnia di due flaconi da un’oncia di cocaina farmaceutica permisero a Mad Dog McCain di meritarsi pienamente il suo soprannome.

Edward Bunker, “cane mangia cane”.

 

regolamento, e fortunati a cui passo la palla, nei commenti...
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categorie: incipit
martedì, 10 aprile 2007

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postato da: sedici alle ore 19:00 | link | commenti (12)
categorie: segni

la testa che gira. che gira un sacco. dev'essere di nuovo una faccenda di cromosomi. chissà se è quello x, che mi fa venire le vertigini mentre cammino su un sentiero strapiombante? e quello y, che invece mi lascia indifferente, se sotto l'imbrago ci sono 30 metri di vuoto? oppure il contrario? le mani spaccate. una patina bianca, magnesite, coperta e sporca. per la terra tirata su dalla corda. dovrei iniziare con il bushido. la disciplina dei kamikaze. e allenare la mente a farsi un giro, ogni tanto. non è necessario essere sempre presente. essere sempre al centro dell'attenzione. o finirò per avere uno sciopero interno, della componente somatica. per protestare per questa continua, ininterrotta invasione di campo. mi piacerebbe ascoltare il battito del mio cuore, senza dovermi rigirare continuamente con la paranoia di un infarto, che alla mia età sarebbe un fatto abbastanza curioso. mi piacerebbe sentire ogni tanto il corpo che trova da solo il suo baricentro, senza bisogno di consigli dall'alto. senza il fastidio di un commento non richiesto.
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categorie: psicosomaticità
mercoledì, 04 aprile 2007

Leggevo, oggi. Come ogni giorno un pò. E leggevo ballard. Regno a venire. E mentre leggevo, pensavo che è vero, che in ogni società il livello di noia generale si calcola molto tranquillamente. Basta considerare il numero degli sportivi e dei centri commerciali. Poi, scalando, pensavo che ancora non ho speso il buono da trenta euro in libreria. E questo mi mette in crisi, perchè sono bulimico di libri. Poi, sempre scalando, pensavo che forse mi annoio un pò. In questa città che trasuda sicurezza e benessere. In cui non ci sono che banche, negozi di scarpe, palestre, chiese e vigili urbani. In cui le persone intorno a me festaggiano per l'assunzione in una casa di riposo. Poi ho pensato ad altro. Ma con un pò di diffidenza. Come se riflettere su quanto in realtà mi annoio, potesse essere pericoloso, in una certa misura. Se già mi annoio così qui, figuriamoci nell'aldilà.
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categorie: aldiquÃ