Come in una carta dei vini, scegli il nulla che accompagnerà i tuoi pensieri solitari fino al momento di levarsi di torno. E ogni tanto ti concedi solo perchè costa meno scopare, che spiegare l'indifferenza che provi. E poi, chiavare, è un ottimo metodo per misurare i contorni della solitudine. Casomai te li fossi dimenticati. Invece dei punti in comune, conti quelli che non si toccano. E' quasi un sollievo, a volte, vedere quanti sono. Torni a casa e ti senti migliore. Torni a casa, e ti senti libero di pensare un pò a te stesso. Torni a casa, e ti senti solo tuo. Mentre l'acqua bollente ripulisce le pieghe del tuo dovere sociale, trascinandosi palco, recita e applausi, giù nel sifone, soffocati dalla schiuma biancastra di una riflessione scontata, e senza sconti. Torna il pulito. Torna un letto sgombro da equivoci e false promesse. Mentre i pensieri su tutto ciò che di bello ci sarà da fare domani mi accompagnano alla ricerca dell'interruttore, su su, fin dentro il centro pulsante del cervello. Tutto perde nuovamente di spessore. Ridiventa sfondo. Ridiventi sfondo. E' il tuo posto, evidentemente.
Questo blog non è un sms. Ma chi ha qualcosa da dire lo può fare come meglio crede: per esteso, abbreviato, contratto, zippato, siglato, taggato, con una foto, un disegno o una canzone. E chi non ha niente da dire, è benvenuto lo stesso. Perchè in fondo è solo un blog. Mica la divina commedia!!
Nevica. Le dita corrono sul piano. Indovinano note, senza nemmeno farci caso. E quel che viene fuori sono solo accenti. Che servono a rendere più evidente il silenzio, tra una nota e l'altra. Nevica, e la testa ha smesso di pulsarmi da poco meno di un'ora. Dopo una giornata passata a fare la spola tra cucina, bagno e soppalco, con la consapevolezza che due dita in gola mi avrebbero aiutato più di un caffè. A mettere un punto a una serata che non ne vuole sapere di chiudersi. Trattengo. Trattengo troppo. Tutto. Ci penso spesso, al fatto che trattengo. Di solito sono le emozioni, quelle che evito di buttare fuori. Ma il fatto di non essere mai, mai riuscito a fare quello che in genere si chiama sbocco tecnico, svuotarsi lo stomaco prima della nanna da alcol e superalcol, non può che essere un riflesso, ridicolo, del trattenersi. Così come il dolore folle che mi provoca il farmi tatuare la parte sinistra del corpo non può che essere una manifestazione di ribellione del mio cromosoma x. Nevica, e la torta alle mandorle sta per finire. Un ottimo modo per compattare sul fondo i rimasugli di ieri. Tutti i rimasugli. Soprattutto le labbra. Soprattutto se bagnate di me. Soprattutto il mio cromosoma x, che avrebbe gradito un altro tipo di adorazione. Mentre quello y si trova a suo agio. Come sempre. Nevica. E nevicava anche ieri. Fuori stagione. Dopo un inverno secco e caldo. E devo trovarmi a misurare la gradazione alcolica nelle mie vene, contando il numero di volte che siamo caduti e ci siamo ammollati fino alle ossa. Senza nemmeno spaccarci un braccio o la testa, come spesso succede a chi è protetto dal santo dei bevitori. Nevica, e nevicherà pure domani. E non potrò ancora spendere il mio buono da trenta euro in libreria. Almeno una certezza, ogni tanto. Nevica troppo. E nonostante la fedele panda di famiglia non abbia nessun problema, solo virtù, non ti porterò una fetta di torta. Perchè il mio cromosoma x, semplicemente, non ne ha voglia. Ma ne terrò un pò da parte. Promesso.
domani invio la richiesta. per essere cancellato dalle liste parrocchiali come fedele. perchè non ho nessun istinto di connivenza. e vorrei proprio sapere cosa passa per la testa di un genitore, quando decide che sei pronto per entrare a far parte del gregge. e tu nemmeno sai parlare. forse è per questo, che lo fanno così presto..
Ti vedo. Ti sento. Al di là della vetrata a specchio. Che potrebbe frantumarsi anche solo con uno sguardo. A patto che uno abbia la voglia. La forza. O semplicemente l'incoscienza. Di guardarsi per un secondo in quello specchio. Non c'è mai stata. In me. E se lo specchio è ancora li, non c'è mai stata nemmeno in te. Almeno in questo, non ci sono elementi di distorsione. Ogni volta che ne abbiamo fatto saltare un pezzo, ci siamo trovati a maneggiare ricordi e ripicche taglienti come rasoi. A passarceli davanti alla faccia. A tenerci a bada. A tenere a bada i ventri, che la vera cortina di ferro è lì. Mentre il tempo scorre a singhiozzo. A scatti. Tra un'immersione e l'altra. Tra un ritorno alla ragione e un abbandono alla follia. Tra un ritorno alla follia, e un abbandono alla ragione. Ogni volta un muro di gomma. Ma troverò un uscita. Prima o poi. Mi hai chiesto come sono preso? Sono preso così. Tutto preso. Così. A cercare un bed & breakfast. Un letto. E una colazione veloce. Per scappare il prima possibile. Prima che la ferita si riapra. Sporcandomi di nuovo tutto il vestito.
Una sensazione per alcuni versi simile a un broncospasmo. Quando l’asma marca più stretto. Aprile. Maggio. Solitamente. Una sensazione di chiusura, alla gola. La stretta rapida e soffocante, la somatizzazione di un senso di inadeguatezza. Di una debolezza nelle difese verso alcuni agenti patogeni. Pollini vari. Se parliamo in termini strettamente fisici. Altre tipologie di agenti. Se parliamo in senso metafisico. Senza un appiglio, un amico invisibile a cui delegare successi e fallimenti. Su cui tarare e calcolare la grandezza delle mie azioni, la bassezza delle mie fughe. Un punto scoperto nel mio sistema-vitale. Oggi inizio i lavori. Per la costruzione del nuovo sistema-me stesso. Il culto del nuovo dio. Non invisibile. Non intangibile. Non infallibile. Reale. Il culto del mio tempo. Dovrò definire delle linee di condotta. Determinare cosa può piacere al m-io dio, cosa no. Cosa mi farà guadagnare punti ai suoi occhi, e cosa mi farà biasimare da lui. Un sistema complesso, indubbiamente. Sia nell'elaborazione, perchè auto-riferito. Sia nell'attuazione, perchè auto-giudicato. Un sistema che prevede responsabilità non delegabili a un pupazzo. Anche se inizierò subito con la simbologia. Scegliendo una foto dove sorrido. Con una analisi S.W.A.T. della realtà intorno. Punti di forza, debolezza, opportunità e minacce. E poi un logical framework accuratamente definito. Ad esempio il m-io nuovo dio potrebbe gradire di più un lavoro meno precario. O una maggiore attenzione al mantenimento della casa-tempio. O una migliore disponibilità verso i suoi pari-grado. E se poi mi accorgerò di avere dei punti di disaccordo dogmatico tra le sue richieste e la mia etica, posso sempre separarmi da lui, e fondare una setta scismatico-schizofrenica con evidente sdoppiamento della personalità. Solo una cosa mi lascia un po' perplesso, ed è il fatto che il d-io tempo, è un dio a tempo. Ma a ben pensarci, questo rende tutto più stuzzicante. Mette un po' di pepe al culo, sapere che non hai tutta l'eternità davanti. Che non c'è condanna, nè perdono, nè una seconda possibilità. Che non puoi deresponsabilizzarti. Sarà tutto questo lassismo, che mi ha sempre convinto poco, negli altri credo. La possibilità di un condono. In fondo sono un teo-con, nei confronti del mio tempo. Un amante geloso. Un integralista. E nonostante ciò, ho ancora bisogno di scrivere tutto questo. Per convincermi della necessità di lavare i piatti, prima di uscire..
Non ho più tempo. Proprio io, che mi vanto di farlo perdere. Non ne ho più per nessuno, mi rendo conto. Non esiste chiave. Non esiste password. Per aprire una qualsiasi delle mie porte. Bisogna sfondarle. Un compartimento stagno che travolge e lascia indietro. Che ormai corre veloce sui binari di parole dette e sentite mille volte. Ormai levigate dal tempo e dalla convinzione. Che era buona la prima. E tutte le altre non sono che repliche. Non credo. E sarà questo. Il dover sempre setacciare con la maglia fine della ragione. Delle ragioni. E vedere quel che passa. Polvere. Nient'altro che polvere. Da levare con un altro colpo di straccio. Perchè passandoci il dito sopra, mi accorgo che col tempo sono diventato intollerante, alla polvere. Altra partita, stasera. Vedremo come saranno le mie carte. Intanto fatemi gli auguri.
Sono già in ritardo. Come al solito. Probabilmente morirò in ritardo. E dovrò scusarmi anche lì.
Il costruirsi un altro se stesso è, a volte, più sincero di quanto possiamo immaginare. Immaginare un altro se stesso è, a volte, l'unica soluzione ragionevole. Per non passare la mano. E continuare a puntare. Sperando che l'altro stia bluffando più di noi. E scoprire le carte sarà, ancora una volta, adrenalina pura. Sei pronto, a mostrare le tue carte?