martedì, 27 febbraio 2007

 
TRITTICO DI PENSIERI MATTUTINI IN FORMA DI MUSICA

COMPONIMENTO PER QUARTETTO D’ARCHI E UMILTÀ


Parte prima: ouverture

Le cose che accadono sono dei fatti. I fatti in sé, non hanno alcuna polarità. Ma sono interpretati da chi li riceve o subisce. E così chi riceve un danno, giudicherà negativo un fatto. Chi ne trae un vantaggio, lo giudicherà positivo. I fatti accadono. Senza che sia possibile prevederli in alcun modo (oggi conosciuto). La disperazione o l’euforia legate ai fatti sono quindi slegate da qualsiasi possibilità di previsione. E questo genera ansia. Il saperci legati a doppio filo a qualcosa di assolutamente indipendente dalla nostra volontà, non solo, dalla nostra possibilità di agire, non può che generare ansia per la nostra sorte. È quindi comprensibile l’intenzione e la pratica, nelle persone, di attribuire gli eventi che si abbattono o potrebbero abbattersi sulla propria vita, a una variegata serie di poteri, le cui caratteristiche sono, in tutti i casi, di natura soprannaturale. La fantasia degli uomini, unita alla varietà dei costumi e delle caratteristiche delle epoche storiche in cui sono vissuti, ha dato origine a una molteplice giostra di divinità. Alcune cadute in disuso con l’arrivo, sulla tavola della scienza, di spiegazioni razionali riguardo ai fenomeni di cui si facevano capri espiatori quando non giudici universali. Altre che tenacemente resistono, al di la delle conoscenze maturate, della assoluta inaffidabilità storica delle loro tradizioni e delle loro stesse genealogie, al di là a volte di quello che viene comunemente conosciuto come senso del ridicolo. Seme che non attecchisce, purtroppo, con uguale facilità, nell’animo umano.


Parte seconda: coro

La genesi delle varie credenze segue percorsi diversificati nello spazio e nel tempo, ma guidato, e sarebbe strano il contrario, vista l’origine comune, dalle stesse linee di sviluppo. Così, come ogni esperto di comunicazione può testimoniare, si passa, a questo punto, a una fase identificativa, nella quale si pongono in essere le pratiche e i costumi propri del culto, i tratti distintivi e i segni di riconoscimento e appartenenza per i seguaci. Quanto più giovane è il culto, tanto più la propria appartenenza dovrà essere sottolineata e ribadita con tratteggi volgari e traboccanti di simbologia elementare, e facilmente comprensibile e assimilabile. Come una vera, grande, industria delle certezze, la nostra nuova comodità mentale si accaparrerà segni e marchi delle precedenti teorie, rielaborandoli e inserendoli nel proprio organico simbologico. Questa operazione richiede a volte vere e proprie capriole semantiche, per riuscire a inserire nel modo meno traumatico e riconoscibile possibile, le antiche caratteristiche nel nuovo credo. Di pari passo, si svilupperà l’idea che esista, in contrapposizione al gruppo di eletti, che detiene la chiave di volta dell’arco della conoscenza, un gruppo di non eletti, che contrasta la verità e incarna, essendo tutti i culti basati sulla dualità bene-male, la parte negativa. Il marcio. In piena linea con le logiche di umiltà che sempre muovono l’operare degli eletti, il proprio credo acquisterà la dignità di religione, e contemporaneamente il credo dei non eletti verrà ridotto a una semplice superstizione, quando non a una pratica barbara da estirpare con ogni mezzo. L’antropologizzazione della componente vendicativa propria di ogni essere soprannatulare, caratteristica collegata a stretto giro di vite con l’idea di una giustizia esatta e infallibile, che premia alcuni punendo altri, ha come effetto la pretesa di alcune schiere di unti, di dettare le norme di condotta irrevocabili, che mirano semplicemente al controllo delle masse di fedeli, senza alcuna possibilità di accomodamento che derivi dalla logica o anche solo dal buon senso. La pretesa di conoscere l’esatta misura della definizione di bene, derivandola da una legge proveniente direttamente dall’infallibile, porta spesso a causare inutili sofferenze alla maggior parte delle persone. La stessa fonte della definizione si esprime attraverso la parola umana, cosa che dovrebbe suscitare per lo meno un lieve sospetto, non trattandosi di una comunicazione ufficiale, quanto piuttosto di una “fuga di notizie” non ancora confermata.


parte terza: fuga (precipitosa)

La assoluta mancanza di verità storiche e scientifiche invalida il ragionamento fin dalla sua partenza. Spiegare la casualità con un ordine superiore di qualsiasi tipo potrebbe essere naturale, data la limitazione della mente umana nell’elaborare concetti non riconoscibili nell’esperienza. Questa naturalità si perde però tra le pieghe dialettiche e le acrobazie di pensiero determinate da una pratica per lo meno discutibile da un punto di vista logico: la giustificazione a posteriori di un’idea. Come la peste, in mancanza di conoscenze sulle particelle microscopiche, tra loro virus e batteri, era attribuita a uomini maligni, i cosiddetti untori, sacrificati sulle piazze trasformate in fornelli di mezza europa. Teoria frettolosamente accantonata, e questo è straordinario, senza alcun imbarazzo, nel momento in cui l’avanzare di un metodo scientifico esatto ha permesso di determinare con precisione le reali concatenazioni causa-effetto. E le ha ripulite da quell’alone di paura folle e non giustificativa del prezzo che è stato pagato per un errore di ragionamento, da quanti sul fornello si sono trovati loro malgrado. Così potremmo trovarci un giorno in grave imbarazzo, dovendo rendere conto alla storia di tante piccole meschinità che ancora oggi, e soprattutto oggi, vengono compiute in nome di un ideale. Che se può essere di una qualche utilità al debole, nell’atto di coricarsi e dormire il cosiddetto sonno tranquillo, è assolutamente di ostacolo allo sviluppo dell’umanità.
Meno enfasi e più giudizio potrebbero, se non aiutare il cammino della conoscenza, per lo meno smettere di rallentarlo, e alleviare le sofferenze di quanti, non allineati, patiscono ogni giorno la giustizia dei giusti, e delle loro macabre favole.

Applausi.
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categorie: favole, superstizioni, credenze e miti
lunedì, 26 febbraio 2007

La stagione è cambiata, ci sarà un'altra primavera. Basta aprire le finestre. Non prima di aver capito cosa c'era, nell'aria di quell'altra primavera, che dava così fastidio agli occhi.

per gentile concessione di occhidadonna.splinder.com

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categorie: citazioni per una volta
domenica, 25 febbraio 2007

Le emozioni. Gli odori di una primavera intera. Sparsi sul soppalco. Tra le pieghe del piumone, e quelle del tempo che ci siamo prestati. Come mutui al consumo. Subito estinti. Lo specchio. Che proiettava intorno, dalla nuca alle caviglie, i margini esterni di due angosce infantili. I lanci dal molo. Il molo audace. A contare quante volte rimbalza sulla superficialità, un'amore. Prima di affogare. Una schiena che cola sudore e indifferenza. Con la stessa facilità. Con la stessa fragilità, che trasforma questi ricordi in parole da dire. Da raccontare. Come avessero un senso, fuori da un letto che non ci appartiene più. Ci siamo trovati ancora. A sciacquare i nostri piatti stanchi. I panni annoiati con cui rivestiamo i nostri ruoli. E guardarli mentre si asciugano. Aspettando una parola. Che faccia da colonna sonora al momento in cui ci alzeremo. Per uscire uno dall'altra. Senza sapere ancora, perchè sia così difficile. Lasciarsi andare a se stessi. Senza doversi per forza aggrappare all'altro. Senza per forza farlo sprofondare con noi. Con in testa l'idea folle, che ancora ci sia, qualcosa da fare.

Da tentare.

Da fallire.  

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categorie: matinèe
sabato, 24 febbraio 2007

Ci dev'essere dell'altro..

Nelle persone. Nelle loro dinamiche.

Nascosto tra le pieghe, delle loro dinamiche. Da qualche parte. Ci dev'essere dell'altro.

Mentre un amico mi parla. Mentre un politico spiega. Mentre la donna seduta di fronte a me a una cena, mi guarda e tace. Mentre le finestre msn si sovrappongono isteriche. Mentre mi chiarisco le idee. Mentre adocchio la personalità ammiccante, esibita sugli scaffali del supermercato. Dei rapporti a interessi zero. Che finge una tensione. Un'attenzione. Un'intenzione. Mentre ascolto miliardi di parole. Assemblate a caso. Con l'unico (non dichiarato) scopo, di riempire i crateri di un'esistenza, almeno parzialmente, vuota. Basta allungare un pò la mano, e lo senti, il vuoto tra una parola e l'altra. Che potrebbe essere riempito, almeno parzialmente, dal collante della coerenza. La parola più inutile e falsamente autogiustificativa. Ci dev'essere dell'altro. E a volte salta fuori. Inaspettato. Mentre ti stai rassegnando a credere, che sia tutta una tua idea.

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categorie: botte e risposte
martedì, 20 febbraio 2007

Due soli minuti, ma certi. Vagare per un punto qualsiasi del globo. E non sentire. Nè vedere. Nessuno. Avvertire lo sterno che inizia a comprimersi, verso i polmoni. Contro i polmoni. I bronchi chiusi. Il panico. Di non avere nemici. Nessuno da odiare. Nessuno da biasimare. Nessuno le cui sofferenze siano maggiori delle mie. Nessuno da compatire. E poi tornare di qua. Felice. Di avere qualcuno che mi sta sul cazzo. A cui sto sul cazzo. Perchè è bello, odiarsi un pò. Per odio si fanno cose, che per amore non faremmo mai. Due minuti al giorno di silenzio garantito. Da giocarmi quando voglio io. Senza dover rendere conto a nessuno. Del perchè ora. Due minuti soli. Ma certi. In cui nessuno possa inserirsi tra me e i miei pensieri. Scollandoli dal posto dove stanno. Per restituirmeli ormai vecchi e inservibili. Una richiesta folle. Due minuti di tranquillità.

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categorie: reclamo
venerdì, 16 febbraio 2007

Un'esplosione di disgusto. La parola detta. Come una bomba. Equivocabile. E quasi sempre equivocata. Rievocabile, poi, con scarsa approssimazione. E quasi sempre rievocata. Poi. Con scarsa approssimazione. Con intenzione. Con astuzia. Per fare si che collimi con il teorema inquisitorio di cui ci stiamo ammantando. Nel quale stiamo affogando. Consapevoli. Integerrimi. Un pò stupidi. Molto stupiti. Della facilità con cui l'altro si sente colpevole. Basta insinuare il dubbio. Basta dire che ha detto. Basta dire: tu hai detto. Per regalare piccole colpe che riequilibrano la discussione. Non l'avevi detto? Non importa. Ormai non è questo, ciò di cui si discute. Ormai sei già colpevole, nel tuo sentirti un pò colpevole. L'importante è parlarsi. Il difficile è comprendersi. L'impossibile è rinunciare. A colpire. Colpire sempre. Dappertutto. E avere anche il coraggio di un'indignazione. Già. Ci vuole molto coraggio. Per riuscire ancora ad indignarsi. Senza sentirsi un pò fuoriluogo. Senza sentirsi ormai fuori moda. Come se fosse ancora normale, indignarsi per affermare il proprio diritto ad avere un'idea. Come se indignarsi potesse supplire alla mancanza di strumenti mentali per difendere il proprio pensiero. La grandezza del proprio pensiero. Proporzionale al grado di indignazione per l'incomprensione altrui. Tipico di ogni presunto genio. Forse sei un genio. Ci hai mai pensato?

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categorie: tutto compreso
martedì, 13 febbraio 2007

Fatti due domande. Cerca di rispondere in modo intelligente. Valuta attentamente quello che hai ottenuto. È dio? Si?
Allora riprova..
 
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categorie: due domande
martedì, 06 febbraio 2007

I continui riferimenti a qualcosa di soprannaturale. Un grande fardello a cui delegare ragioni e paure, fallimenti, lutti e gioia. Il pensare che si possa spiegare. Spiegare sempre. Tutto. E che sia talmente machiavellico da sembrare quasi vero. Fino a una certa età non hai gli strumenti. Per capire. Dopo, è il tempo, che ti manca. Per chiederti qualcosa. E una raffica di no, come pallottole nella schiena dell'evoluzione umana, mi costringe, mio malgrado, a essere parte della giostra. Anche solo per il disprezzo che nutro. E che consuma energie che potrei impiegare in altre cose. Ad esempio, pulire il balcone. Esco e lo guardo, tutto ingombro di cose, di vasi. Di polvere. Mi avete proprio rotto i coglioni, ora.

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categorie: pulizie di primavera
domenica, 04 febbraio 2007

Conversare in modo elegante, liscio. Lussuoso. Conversare in radica di voce. A volte, stanca un po’. Dimentico spesso che 0 e 1 sono solo due numeri. Uno apre. L’altro chiude. Ma il sistema è più complesso. Perché anch'io sono 0 e 1. Aperto o chiuso. 0 io. 1 tu. Questa volta. La prossima volta, chissà. Sarà a parti inverse. A spartiti inversi. Oppure un’altra musica. Nell’aria. E verrà giù il teatro. Tra scrosci di applausi e scrosci di pioggia. Mi piacerebbe molto. La pioggia rende l’idea di liquido. E liquido è una gran bella parola. A volte.
Liquido è una parola che ti si addice. Che mi si addice.
Liquido è ciò che di meglio si può avere. In un corpo. Da un corpo.
Ho dannatamente sete.
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categorie: liquido
sabato, 03 febbraio 2007

 
Ormai è tempo che tu sappia
Già che sei arrivata fino qui.
Già che stai piangendo.
Il nostro mondo, tu lo vedevi, lo so
Tanto rotondo. Non lo è.
Il nostro piccolo universo, lo so
Senza una lacrima che non fosse salata e dolce a un tempo
Probabilmente molto reale. Per te. Probabilmente
Ancora attuale, per te.
Resisterà qualche secondo ancora. Mentre carico e tolgo la sicura.
Ormai è tempo che tu vada.
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categorie: poesia, tentazioni