giovedì, 25 gennaio 2007

 
Immaginate, prego, una grande piazza. Una grande piazza affollata. Nel giorno di mercato. Migliaia di teste e schiene e gambe che sbucano, per un secondo, dalla mischia, e subito tornano a scomparire. Frammenti di persone. Parti. Che appagano l’occhio. O lo disturbano. Per alcuni, brevi, istanti. Immaginate, prego, il dehors di un bar. Con tavolini, cameriere e piccoli vasi con siepi sterili a incorniciarne la quiete. Sedetevi al tavolo che preferite. Questo, o quello laggiù, vicino alla signora vestita di rosso, su sfondo grigio. Appoggiate i gomiti sul tavolo. Per una volta. Accucchiaiate le mani sotto il mento. E poi osservatevi, dopo aver ordinato quello che preferite, mentre vi addentrate nella folla, e scomparite alla vostra vista. Osservate un vostro arto che fa capolino, tra gli altri arti, ancora per qualche istante. Il vostro corpo diluito da altri corpi. Poi più nulla. Ora, liberi da voi stessi, allungate le gambe sotto il tavolino, rilassando la schiena. Immaginate, prego, come vi sentite. Vi sentite liberi? Vi sentite migliori?
postato da: sedici alle ore 20:55 | link | commenti (7)
categorie: vista panoramica
domenica, 21 gennaio 2007

Sarebbe bello, fare l’amore con i miei pensieri. Senza temere per la mia incolumità. Ma un oggetto, in se, non ha alcuna capacità. Se non il trasformarsi in un prisma, a volte, quando fuori c’è ancora luce. Contro ogni legge fisica, soprattutto se fuori la luce non c’è. Attraversato dallo sguardo restituisce pensieri che viaggiano nascosti dietro ad altri. Li separa. Poco dopo la formulazione. E mentre il pensiero-schermo continua la sua corsa verso il concepimento, il pensiero-ombra torna indietro, intercettato e svelato dall'oggetto. Che non ha altra capacità. Per essere precisato. Affinato. Affilato. Il pensiero ombra incide sempre, mentre raschia le pareti dell’utero mentale da cui viene partorito. E non si può abortire. Siamo fuori dai termini legali. Vorrei essere mentalmente sterile, alcuni giorni.
postato da: sedici alle ore 11:54 | link | commenti (9)
categorie: a-lambicco
sabato, 20 gennaio 2007

Un regalo male accolto. Il tempo dato. Il tempo datato. Con una serie di numeri. Giorni. Di altri numeri. Ore. Minuti. Mesi. Una serie di dati. Ormai datati. Adatti a una polaroid. Che la mia fuji non potrà eguagliare, nel suo rendere giustizia all’idea di vecchio. Adattati a un contesto. Che spesso contesto. A cui più spesso mi adeguo. Come se tenesse conto del coraggio, la storia. Certo, buttare tutto in aria poteva avere un senso. Qualche tempo fa. Ma ora? Ora si rimane con una domanda e mille risposte. Nessuna giusta. Nessuna sbagliata. Qualcuna un po’ avventata. Come se si vivesse a lungo. Come se ci fosse altro tempo. Come se si potesse, un giorno, fermarsi un attimo. E prendere un caffè con i nostri errori. Discutere così, tra amici. Salutandosi finalmente in pace. L’adorazione. Il mal sottile che non ti lascia scampo. L’adorazione di un infinito che in realtà è solo un non finito. Per pura convenienza. Potremmo sempre inserire la retromarcia. Se si vivesse a lungo. E regalare un po’ di tempo anche al tempo. Per fregarlo con le sue stesse armi. Con la sua stessa arma. L’adulazione del poter fare tutto. A costo di volerlo. Quanto costa volerlo? Decisamente troppo poco. Perché si meriti del tempo. Sono tornato al blu. Sempre stato il mio colore.
postato da: sedici alle ore 15:08 | link | commenti (4)
categorie: mal sottile

Carica. Punta. Spara. Carica. Punta. Spara. Carica. Punta. Spara. Tutti i pensieri che non vengono lasciati passare dal filtro dell’in-coscienza. In fila sul muretto. Quanti ne rimangono ora? Certo, qualcosa non verrà messo nel conto. Per distrazione. O per noia. Ricopiare a mano, alla lunga piace meno. E l’entusiasmo destruens si affievolisce. Si sgonfia, come un palloncino al sole. Prendere a martellate stanca i polsi. Anche se allenati. Anche se allettati da un’offerta irripetibile. Come ogni bel gioco, anche il gioco del distruggere dura poco. Alla fine ti alzi e te ne vai. A cercare un altro gioco. Che ha un'unica diversità. La sua diversità. La sua nuova novità. Così sinuosa e liscia. Pronta per essere messa in fila con se stessa. Sullo stesso muretto. Ma questa volta di un colore diverso. Sarà la primavera arrivata prima. Sarà l’inverno finto, che non obbliga a chiudere gli occhi a un freddo millantato e mai arrivato. Atteso. Ma perso sulla strada del rancore. Che poco più in là si unisce a quella dell’odore che posso comprare in una profumeria di quartiere. Senza dovermici rompere il cranio come contro le cose importanti. Come contro le cose portanti. Ciò che porta, porta. Il resto viaggia leggero. Gli si può dare tranquillamente un passaggio. Da attraversare, per trovarsi di là. Senza dover pretendere neanche una cartolina. Senza poter pretendere neanche una cartolina. Peccato. Avevo già comprato il francobollo.
postato da: sedici alle ore 00:44 | link | commenti (2)
categorie: stato influenzale
giovedì, 11 gennaio 2007

 
Striscia pure tra i miei pensieri. Ogni volta che ne infetti uno, semplicemente rinuncio ad averlo. Ho imparato che si vive anche senza. Alcuni pensieri. Questo tuo trasudare da ogni fibra finirà con il procurarmi, almeno, un senso di stanchezza. E chiuderò gli occhi per qualche ora. Arrendermi all’evidenza del mio sonno. Sarebbe già una presa di posizione. Una soddisfazione. Mentre percorro con lo sguardo gli anni in vetrina. In saldo tutto l’anno. In saldo tutti gli anni. A saldo parziale di alcuni, brevi, momenti. Sempre pochi. Sempre brevi. Sempre solo momenti. Con la pretesa infantile di sembrare sfondo. E non picco. Base. E non bassezza. Comunione dei beni. E i mali? A ognuno il suo? O facciamo a metà? Si dovrà fare qualche calcolo. Il calcolo è roba mia. Sono la mente matematica. Troppo distratta per un rigore scientifico. Troppo illogica per perdersi i punti salienti. Quelli nascosti sotto il tappeto d’ingresso. Comodi per convincere chi è già sulla porta. Senza l’imbarazzo del doversi mostrare incapaci di qualcosa. Senza il pudore di non potersi mostrare capaci di tutto. Con la sicurezza che al cuore non si mente. Ma al resto si.
postato da: sedici alle ore 10:39 | link | commenti (12)
categorie: morning glory
lunedì, 08 gennaio 2007

 
Decollo

Sto decollando. Attivo.
Passivo. Sono decollato.
Nel primo caso, arrivo.
O almeno ci ho provato.
Nel secondo caso,
nemmeno sopravvivo.
Peccato.

postato da: sedici alle ore 13:21 | link | commenti (1)
categorie: poesia

 
Un libro di izzo. Un gran bel libro di izzo. Acer aspire. Bancoposta. Telegramma. Dvd+rw. Nutella. Bollitore. Tazze. Molte. Posacenere. Cenere. Accendini. Uno rubato. Tavolo in legno. Scolapasta. 3. Appesi. Pentole. Casseruole. Bicchieri. Elementi di matematica e geometria per disabili. Vol. 2. Un adattatore per notepad. Alcolici. Molti. Un frigo verde. Tappeti. Auricolari. Tende orribili. Spezie. Poche. Per i miei gusti. E non solo. Spremiagrumi elettrico. Coltelli. Un puzzle da 3000 pezzi. Salvadanaio. Paellera. Stufa. Mandarini. Ancora lì. Con l’accento, certo. Crema spalmabile alla nocciola novi. La crema senza grassi estranei. Cartine. Tabacco. Filtri. Pochi. Una penna. Anzi due. Una matita matita. Da non confondere con la matita biro. Anzi due. Un veloce campionario del mio campo visivo. Oggetti inutili. O meglio. Con una utilità specifica. Una sedia occupata. Due piene di altri oggetti. Una vuota. Posso fare a meno di tutto. Soprattutto della sedia vuota. La vuoi? È tua per nessun euro.

postato da: sedici alle ore 13:20 | link | commenti (1)
categorie: arredamento non minimal
sabato, 06 gennaio 2007

E non c'è altro da aggiungere. Se non un pizzico di sale. Quanto basta. Per rimanerci di sale.
postato da: sedici alle ore 22:40 | link | commenti
categorie: culinaria spicciola

 
NO, NIENTE..


Il silenzio. Volteggia tra me e yasser. Distaccato sulla sedia di fronte. Non gliene importa nulla. Lui è li che spande muschio bianco nell'aria. E invece di spalancare i polmoni mi sento soffocare. Lentamente. Troppo lentamente perchè sia sopportabile. Gli occhi. Chiusi i tuoi. Gonfi i miei. Di plastica i suoi. Impossibile comprendersi. È già tanto tollerarsi. In quasti primi cinque minuti di convivenza. Non sono triste. Non sono felice. Vogliamo chiamarla angoscia? Non sono stanco ne riposato. Forse sfinito. Da tutta questa impotenza. Da tutta questa importanza. Che puoi cambiare solo nella nostra banca. Filiali che aprono e chiudono senza preavviso. A volte stai davanti allo sportello per anni. Con la tua impotenza nella destra e la tua importanza nella sinistra. Sperando che riapra. Poi te ne liberi. E ricominci ad accumulare. Senza sapere per quale dannato motivo. Accumuli. Senza sapere. Senza potere. Volendo, a volte. Altre chiudendo a riccio le braccia. Per non sentire i colpi. Per non cedere. Mentre hai già ceduto.
Per non cadere. Mentre sei già a terra. Per non scivolare, mentre stai volando 200 metri più in basso. Per non lasciarti fottere di nuovo, mentre stai decollando.
Produci. Consuma. Crepa.
Produci. Consuma. Crepa.
Produci. Consuma. Crepa.
Ama. Soffri. Decomprimi.
Ama. Soffri. Decomprimi.
Ama. Soffri. Decomprimi.
Ama. Soffri. Crepa. Se fai in tempo.
Sentiti buono. Per essere vivo. Sentiti stronzo. Per essere vivo. Sentiti vivo. Perchè non hai molto altro da fare. Mentre mi osservi con quelle labbra. Mentre non mi osservi più, con quelle labbra. Mentre l'unico modo di non sentirsi soli, è mandare in loop la colonna sonora di una notte qualsiasi. La colonna odorosa di un mattino qualsiasi. Mentre lettere casuali sul paroliere disegnano schemi a cui non abbiamo giocato, che non abbiamo scandagliato con chimica precisione. Mentre la mia bolla arrogante fatica a richiudersi dietro un cesareo fallito, anche se perfettamente riuscito. Mentre il Danubio bello e blu scorre tranquillo e lento nel suo letto. Nel nostro letto. Per unirsi alla Sava poco sotto le nostre ginocchia. Unite sinistro sinistro destro destro. Ventri e vertebre. Spaccate e mai più guarite. Che fanno male quando cambia il tempo. Di un dolore che sa di vecchio. Di già visto. Di già sentito. Di nuovamente nuovo. Ultime quattro lombari e prima sacrale? Credo di si. Ma non ci giurerei. Non posso. Non ho figli. L'ultimo si è accasciato su un disegno a forma di pesce. Non era abbastanza forte. Per una foto di famiglia. Ne avrebbe avute, da raccontare. Più di chiunque altro messo insieme.  
Riportato a casa da un Ulisse rumoroso e ormai sfiancato da un chilometraggio elevato. Così delicato, nel traghettarmi dall'altra parte di qua. Una delicatezza che puzza di imbroglio e di gasolio. Di mandarini troppo economici per essere dissentanti, anche se tanti. A qualche anno dal senso di occidente che mi dà questo autogrill pieno di vuoto. Senza che riesca nemmeno a vuotarmi il the al limone, o te al limone, sulla maglia. Rigorosamente blu. In questa notte. Rigorosamente blu. Rigorosamente transitoria, tra il bello e il cattivo tempo. Fatto dall'uomo dei tempi. Un triangolo cieco, ma con un naso da porco. Rigorosamente asincrono, come i file scaricati male e riprodotti peggio. Brindiamo a questa. Questa cosa? Cosa, cosa? No, niente. Pensavo ad alta voce. Scrivevo ad alta voce. Distrattamente. Mentre distrattamente cambiavo di stanza e distanza. Con abnegazione, annegazione e costanza. In un mare blu. Blu come il bel danubio blu. Che poco più in basso si unisce con la sava. Poco sotto le nostre ginocchia. Tra la vigliaccheria e le tazze. Tra la pancia e i piedi. Tra la pancia che unisce e i piedi che dividono. La solita bilancia. Con un piatto incollato. Così non vale. Non vale più.
postato da: sedici alle ore 22:40 | link | commenti (3)
categorie: convivenze
mercoledì, 03 gennaio 2007

Ti osservo vivere nel tuo universo parallelo, come se tra te e il mondo ci fosse un vetro, che ti rende al sicuro, come se ogni decisione, ogni cambio di rotta, non costasse nulla in più di un saluto e un inchino. Come se capitassi per caso nelle vite altrui, altrettanto per caso te ne vai. Con quella naturalezza liscia e fredda che non so come, e davvero non lo so, aggira qualsiasi tipo di cinismo e gli spara alle spalle. Arriva sempre da dove meno te lo aspetti. Da dove arriverà, oggi? Da che parte?
postato da: sedici alle ore 20:17 | link | commenti
categorie: limportanza di unottima mira
martedì, 02 gennaio 2007

 

Un fiume di champagne (siamo gente di classe) che si porta dentro centinaia di fatti, facce, fasi. Pensavo di aver superato le vertigini, e invece eccole qui, sotto falso nome. Vago senza un abito adatto e mi sento un pò a disagio. Soprattutto se sto da solo con me stesso. Vorrei spiegarmi meglio. Ma mi confondo e basta. Così come le acque si confondono, nel fiume di champagne, e valle a separare, ora. Ora che non c'è muro, nè combinazione segreta, nè strategia. Ora che ti sei arreso e ci pensi, alla guerra, ma ci pensi con quel senso di noia e di già visto che ti prende quando senti parlare di turni per pulire il bagno dopo 9 anni che vivi fuori casa. Dopo che alcune cose diventano, inevitabilmente, sfondo. Dopo che alcuni sfondi, inevitabilmente, diventano fuori luogo. Dopo che alcune facce diventano, inevitabilmente, fuori luogo. Mentre altre sono sempre attuali. Maledette. Mi difendo con cura da ogni malanno, da ogni colpo, riesco ad afferrare il manico di scopa che cade al terzo tentativo e, secondo alcuni, questo non è da tutti. Ma un dito che silenzioso si mette a girare umido sul bordo del mio ombelico, sussurrandomi parole dolci come miele esplosivo, osservandomi di taglio con due occhi che trivellano l'anima senza pietà, alla fine mi fotte. Il mio ombelico, appunto, inumidito e accarezzato con un'alternanza quasi musicale tra la pressione e lo sfioramento, si attiva. E quando l'ombelico si attiva, il cervello ne prende atto e si comporta di conseguenza. Perchè da li è passato tutto, quando ancora non sapevo di essere una piccola iena, in un mondo di piccole iene, dove si impicca un dittatore solo se conviene, sennò lo si lascia crepare a casa sua, facendo finta che si sia rincoglionito. Da li passava tutto. E non c'è password che possa resistere a chi ha la chiave. Benvenuto, anno nuovo. Ci sarà da divertirsi..

postato da: sedici alle ore 00:25 | link | commenti
categorie: benvenuto