giovedì, 24 aprile 2008

tranquilli!

padre pio è vivo, e sta in un'isola con elvis, di cui è diventato il batterista.
anche perchè è l'unico che riesce a fare il press tenendo contemporaneamente due sigarette. la sua e quella di elvis.
quello esposto è un sosia di saddam.
non quello che hanno impiccato.
l'altro.
postato da: sedici alle ore 13:00 | link | commenti (3)
categorie: tranquillità apparenti
mercoledì, 12 marzo 2008

Verra la morte e avrà i tuoi piedi.
Gelidi.
postato da: sedici alle ore 10:58 | link | commenti (15)
categorie: pavesino
sabato, 08 marzo 2008

tanto per dire..

Io sono molto preoccupato. E tu?
postato da: sedici alle ore 00:47 | link | commenti (1)
categorie: tanto per dire
mercoledì, 16 gennaio 2008

due più due

Quando decido (decido) di non partecipare a un evento perchè temo di essere contestato (decido, ricordiamo), non posso parlare di censura. Al limite di chiusura. Mia.
Il Dalai Lama si è fatto centinaia di chilometri per venire qui, ed essere preso a calci nel culo.
Chi è il censore?
Chi è che nega la parola?
Chi è che si nasconde dietro a un dito?
Inammissibile intolleranza. Ma per favore...
postato da: sedici alle ore 16:51 | link | commenti (12)
categorie: due più due

la sapienza

La febbre è passata. Forse sopravviverò a quest'influenza. Forse. E' vero, sono già "sfebbrato". Ed è vero, mi basta qualche linea per uscire di senno, e dire cose sconsiderate. Ma sono un uomo. Scarsa resistenza al dolore, visto che non devo partorire. Ancor meno resistenza a un sacco di altre cose. Tipo far notare. Non so resistere, al far notare. Devo far notare sempre. E vorrei far notare, già che ci siamo, che se uno arriva a 30, 40 anni, e crede ancora agli esseri invisibili che vivono nel cielo, e ti fanno cascare le retine se ti tocchi il pisello, ha solo due giustificazioni per farlo: o ci fa, o ci è.
Se ci è, nessun problema, a parte che i soldi per l'ici io li metto, e non ho capito perchè devo essere per forza un coglione che nuota in un mare di furbi. E' se uno ci fa, che vien fuori il problema. Perchè qui mi incazzo. Perchè allora lo sai, che non c'è niente di vero. Eppure ci marci.
Intendiamoci, non che non ci sia bisogno di raccontare favole alla plebe, per tenere basso il livello di scontro. Però queste, hanno un pò rotto le palle.
Un pò di fantasia, parbleu.
Con quel che mi costa (e TI costa, cazzo ridi?), tutta sta faccenda di dio e discendenze varie, vorrei almeno scegliere tra diverse opzioni. Non so, una cosa tipo tariffa del telefonino. O l'RCA auto. scegli quel che vuoi, il resto lo scarti, e via. Ma in effetti, già succede così, a ben pensarci.
Detto ciò, detto tutto. O almeno qualcosa.
Abbraccerò il buddismo, non appena avrò spazio sufficiente per un giardino zen.
Ho già il rastrello.
Da qualche parte si dovrà iniziare, no?






(corollario)

FANTASTICO.
sul sito ufficiale di padre pio, linkato qui a lato, la cosa più evidente è un banner con su scritto FAI LA TUA OFFERTA in alto a destra, e un banner dell'E-STORE di chincaglieria benedetta e ammennicoli vari in basso a sinistra.
nel mezzo la foto del miracolaio che non poteva mangiare le m&m's (non è una battuta difficile, pensaci un pò su).
dopo cotanta partenza, facciamo un giro nel sito.
per link intendo gli unici pulsanti cliccabili (oltre ai succhiasangue).
aprono solo pagine esterne.
primo link: pagina esterna con due richieste di offerta
secondo link: pagina esterna con due richieste di offerta
terzo link: rimanda ai primi due
quarto link:foto
quinto link: apre una pagina che ne apre un'altra su un convento, con i soliti due banner pro domo loro, ma con l'adagio di albinoni di sottofondo. decido di lasciarlo aperto, mentre vago.
sesto link: niente banner. coooosa?
in compenso il settimo mi lascia a bocca aperta.
che rumore farà una bocca aperta? farà gowrsssh?
allora la mia fa esattamente gowrsssh.
così come nell'ottavo link.
gli ultimi tre sono di servizio.
e meno male che c'è l'otto per mille, sennò sta gente sarebbe già in mezzo a una strada....
postato da: sedici alle ore 00:55 | link | commenti (2)
categorie: la sapienza
sabato, 22 dicembre 2007

nonna zolde

Succede a volte che non tutto vada, nella tua giornata, come avresti pensato. E che invece della solita routine, ti trovi immerso fino al collo in un posto che non è il tuo, con un linguaggio e dei segni che non ti appartengono, se non di sfuggita. E in cui ti senti poco meno che impotente. Per cui ti trovi a sostituire le parole, che pensavi avresti detto, con altre. Che non sono la stessa cosa. Coccole con operiamo. Smettila di abbaiare a ogni gatto che passa con speriamo serva almeno a qualcosa. Vuoi un biscotto con setticemia. Sei veramente un cane scemo con se fosse suo lei che farebbe. Onestamente.
Intendiamoci, nessun rimpianto.
E' questo il punto.
12 anni di beata pace all'aria aperta.
Solo coccole e corse nei campi.
E cibo buono, mica schifezze.
Mai un calcio nel culo, che dico, un urlo, o un rimprovero. Al limite gli occhi al cielo, perchè si, ogni tanto la dolcezza è asfissiante.
Tutto fatto bene, senza, appunto, nessun rimpianto.
Eppure il groppo in gola rimane. Nonostante tutto. Nonostante ogni sforzo.
Non so, sarà l'impotenza contro cui ogni tanto si sbatte.
Ti cola addosso per qualche giorno, e poi lentamente evapora.
Lasciando due occhi da lupoide davanti a cui non riesco a non sorridere.
Sono felice che tu sia stata qui.
postato da: sedici alle ore 03:54 | link | commenti (12)
categorie: nonna zolde
lunedì, 05 novembre 2007

postato da: sedici alle ore 14:31 | link | commenti (15)
categorie: ci vuole un pelo così
martedì, 09 ottobre 2007

civiltà ornamentale

E' incredibile. Nel 2007 c'è ancora gente che pretende che le donne si vestano secondo rigide regole imposte dalla religione. Veli, abiti che coprono e nascondono il corpo, come se fosse motivo di vergogna. Non sono vestiti, perchè non vestono. Coprono. Occultano. E a me personalmente sembra inconcepibile, una visione così bassa, così medievale, così vergognosamente maschilista della donna.




p.s. sto parlando delle suore.




p.p.s. non me ne frega un cazzo di come si veste la gente. Ognuno faccia come gli pare. Ma credo che come maestri di civiltà, lasciamo alquanto a desiderare.
postato da: sedici alle ore 12:34 | link | commenti (20)
categorie: civiltà ornamentale
martedì, 25 settembre 2007

scogne

Mi fanno male le edicole. I giornali, le riviste coi loro inserti: un regalino, un
opuscolo, una cassetta, un gioco di società, un cappuccino e una brioches.
Mi fanno male quelli che comprano tutti i giornali.
Non mi fa male la libertà di stampa. Mi fa male la stampa.
Mi fa male che qualcuno creda ancora che i giornalisti si occupino di informare la gente.
I giornalisti, che vergogna! "L'etica professionale", "il sacrosanto
diritto all'informazione ". Cosa mettiamo oggi in prima pagina. Ma sì, i morti della
Bosnia. è un po' che non ne parla nessuno! Tutto, tutto così, mica scelgono le notizie più importanti, no, quelle che funzionano, che rendono di più... Certo, per le loro
carriere, per i loro meschini tornaconto, i loro padroni, padroncini... Mi fanno male le
loro facce presuntuose e spudorate. Mi fa male che possano scrivere liberamente e
indisturbati tutte le stronzate che vogliono! E’ questa libertà di stampa che mi fa
vomitare.

(Giorgio Gaber – mi fa male il mondo)


Riflettevo, in questi giorni, sul fenomeno, ma si, chiamiamolo così, il fenomeno Grillo. Un fenomeno strano. In un paese strano. Un paese in cui ci vuole un comico, ma mica solo uno, per fare quello che nei paesi civili viene fatto dalla stampa. Rompere i coglioni ai potenti, marcarli stretto, metterli all'angolo. E non è poi così strano, che qui ci riescano solo i comici. Basta farsi un giro sulle tivù per vedere che razza di informazione, di informazioni ci vengono fatte filtrare, piano piano, ogni giorno. Basta leggere “la scomparsa dei fatti” di Travaglio, per capire di cosa stiamo parlando. Basta fare un piccolo sforzo. Ma ci vuole tempo. Voglia. E si, anche un po' di testa. Per capire, o almeno sforzarsi di capire. Non ce l'ho mica con i meetupper o come si scrive, sia chiaro. Anzi. Ma mi informo, e non mi piace che basti una critica, anche velata, anche fatta da persone intelligenti in modo intelligente, vedi le opinioni di Luttazzi, uno che per aver fatto informazione “vera” ha pagato e paga tutt'ora, alla gestione o alle semplici modalità in cui vengono svolte le cose, per avere un'alzata di scudi sul Grillo-pensiero. Sarà che non sono tifoso di natura, vedi post precedente, ma tutta sta foga nel difendere un'idea apprezzabile, ma che solleva comunque dubbi, mi lascia un po' perplesso. Non credo basti dare appellativi risibili ai politici per svegliare una coscienza politica che dorme della grossa. E nemmeno cavalcare l'indignazione popolare, visto che soprattutto quest'ultima è ondivaga e malleabile a piacimento. E passa dal tirare monetine ai tangentisti al farne quasi dei santi, a seconda di chi parla in tv. E soprattutto credo che il concetto giusto-sbagliato sia molto più sottile di quel che si crede. Ma si, forse è vero che non siamo migliori di quelli a cui deleghiamo il compito di bacchettarci e guidarci. Mi ricorda molto, tutto questo polverone, il discorso di Brian alla folla (chi non ha visto Brian di Nazareth dei Monthy Python è pregato di provvedere al più presto, mi chiedo cos'avete fatto fin'ora), quando all'affermazione “voi non avete bisogno di un leader, pensate con la vostra testa”, la folla risponde “dicci di più”. Non so, fare liste civiche mi sembra un'idea, ma che ci voglia uno che sta in tv a ricordarlo agli smemorati mi suona stonato. Non potevano pensarci da soli? C'è sempre bisogno di uno che dica, che faccia, che pensi? C'è sempre bisogno di un eroe? Probabilmente si. E allora ben vengano le liste col bollino, e il controbollino, e il certificato iso qualcosamila. Il prossimo passo quale sarà? Arbitri di calcio col bollino di peo pericoli? Chierici a modo col bollino di suor germana? E pensare che basterebbe avere qualche giornalista in più, ma serio, e qualche opinionista in meno.

E pensare che c'era il pensiero, prima.

E ora?

postato da: sedici alle ore 01:43 | link | commenti (20)
categorie: scogne
martedì, 04 settembre 2007

devoto oil drink

Fedele è innanzitutto una persona che mantiene gli impegni presi liberamente, e la parola data. Costante negli affetti e nel comportamento. Devoto e leale, riferito all'amicizia. Affezionato, se a parlare è il barista, e l'oggetto del discorso il cliente. Corrispondente alla verità o all'originale, se parliamo di una copia. Attendibile, se parliamo di un resoconto. Credente, appartenente a una confessione religiosa. Ma anche seguace, sostenitore. Tifoso. Di qualunque partito o parte o frazione o fazione. A qualunque prezzo. Non ho mai creduto che una persona potesse essere fedele, a qualcuno, qualcosa o qualche idea, senza percepirlo come limitato. Almeno nel campo delle scelte. Ho sempre pensato che la fedeltà fosse il farsi belli di una scelta parziale e relativa. Il mutuo impegno a non fare cazzate. Certo, è facile essere fedeli se non hai scelta. Così sono capaci tutti. La fedeltà è la moneta di scambio. L'assicurazione che uno si da verso (o contro) ciò che potrà succedere, buttandola su un piano morale e etico. Come se valesse qualcosa.
E in genere funziona, perchè il campo d'azione di ognuno è limitato a un ambiente chiuso o poco suscettibile di grandi variazioni.
Dimostrazione: faccio un lavoro standard, sono di media bellezza, ho un reddito medio, e una moglie pari caratteristiche. la tradirei con un'altra donna? Dipende. Da cosa c'è in ballo. Figli, ad esempio. Mutui da estinguere. Relazioni sociali strutturate che potrebbero essere compromesse (amici, famiglia, clientela eventuale). Ma probabilmente essere fedeli è l'unica cosa ragionevole. In fondo, almeno in parte tutto ciò lo si è scelto. Mi auguro.
Per cui pesa poco.
La Bellucci si innamora di me. Mi ossessiona. Vuole sposarmi. Che faccio? Rimango fedele? E' possibile. Ma poco probabile. E in ogni caso, moralmente poco condivisibile. Almeno da me. Visto che il dovere morale di riprodurmi nella migliore maniera possibile è l'unica certezza di fondo che ho. L'unica eredità imprescindibile per un figlio. Ho fatto in modo che tu avessi il migliore dna possibile. Per il resto, cazzi tuoi.
Davvero.
E' l'unica cosa realmente importante. La playstation 3 o il corso di tennis sono già pene accessorie.
La fedeltà è una pretesa che non ha niente a che far con l'amore. Ma con la paura di essere lasciati per una/o migliore. E' il pretendere di non essere più in competizione. Il territorial pissing fatto sulle gambe degli altri.
La fedeltà è una cosa che proprio non mi appartiene. E' un contratto che non ho mai firmato.
Non sono ricattabile.
Mi spiace.
postato da: sedici alle ore 16:27 | link | commenti (25)
categorie: devoto oil drink
giovedì, 23 agosto 2007

yucatan

Le bacchette che picchiano. Picchiano furiosamente. Soprattutto i piatti.
Perchè fanno i suoni più liquidi. E ho bisogno di affogare per qualche istante, cullato dalle vibrazioni. Farmi trasportare. Per essere schiantato anch'io, dal mio piccolo uragano. Dopo ogni attacco, si ricompatta il fronte. Niente di personale, intendiamoci. Si tratta di pura sopravvivenza. Sopravvivere sempre, a ogni costo. Abbiamo immaginato davvero un finale diverso? O lo abbiamo solo raccontato, per avere un alibi da giocare come asso nella manica? Dal tuo bunker tra le rovine, mandi messaggi agli ideali. Agli archetipi a cui abbiamo delegato il lavoro sporco. E poi ti accorgi che cucire vestiti addosso alle persone è un'abilità che non abbiamo mai avuto. Vengono fuori sempre stonati. Almeno nei particolari. Anche se da sempre so riconoscere nelle persone la debolezza. I punti di cedimento. Capirai che abilità.. 
postato da: sedici alle ore 09:15 | link | commenti (13)
categorie: yucatan
martedì, 14 agosto 2007

doppia cassa continua

Tutto questo guardarsi attorno con circospezione, con il legittimo sospetto di non sapere proprio di chi fidarti. E anche quelli di cui ti fidi, vanno comunque tenuti un pò d'occhio, a ben pensarci.
Hai così paura che io sia capace di fare le stesse cose di cui sei capace tu? Hai paura, vero? Di scoprire che potrei essere come te? Perchè per sospettare di qualcuno, occorre avere ben presente l'argomento del sospetto. Per avere il sospetto, si dice da queste parti, è necessario il difetto. Il buono vede solo bontà. Il marcio solo marcio. Sarà per questo che la vita di alcuni che mi circondano, puzza così tanto di merda. Sarà questa loro etica del cazzo, che non sta in piedi nemmeno con le stampelle. Sarà che stamattina mi sono alzato proprio nero. Ma ogni tanto succede, di alzarsi la mattina, e pensare di stare perdendo la propria vita in cose inutili. Poi, per fortuna, passa. E mi ritroverò come sempre, come tutti, a stritolare i minuti tra gli ingranaggi della mia vita sociale. Per cercare in qualche modo di arrivare fino a sera, e poter scrivere sul calendario "meno un'altro". L'importante è saperlo. Poi, ognuno si regoli, o sregoli, come gli pare. Da parte mia, vorrei solo sapere quanto cromo esavalente sto respirando in questo momento, per permettere a qualche imprenditore locale di risparmiare sui filtri della sua fabbrichetta, e poter infilare il suo cazzo moscio tra le cosce di un'idiota con le tette grosse, o comprare la porsche alla figlia ventenne. Vorrei saperlo, vorrei dare una faccia, dei tratti distintivi, a queste persone. Vorrei sapere con chi ce l'ho. Un nemico senza volto, non è un nemico. E' una paranoia. E invece, quel che serve, che mi serve, è un nemico. In carne ed ossa. Altrimenti mi tocca prendermela, come al solito, con qualche baciapile. Ma sono talmente noiosi...
postato da: sedici alle ore 10:59 | link | commenti (2)
categorie: doppia cassa continua
giovedì, 09 agosto 2007

Sto leggendo un libro di Arcuri. Camillo Arcuri. Sragione di stato. Parla della solita monnezza politica e militare. Parla crudamente, usando un linguaggio che stupisce per la facilità di comprensione, e al tempo stesso per la gravità di ciò che dice. Lo sto leggendo di botto, come le altre cose sue che ho letto. Tutto d'un fiato. Come una pozione amara ma indispensabile. Parla del passato, ma anche del presente. Ogni tanto lo chiudo. E penso. E un pò mi viene da vomitare, ma è il senso di impotenza, che si manifesta così. Un pò mi lascia perplesso. Un pò mi verrebbe da cercare delle persone. Persone fisiche. Persone citate. Cercarle per stringergli la mano. Caldamente. E ringraziarle. Per quello che fanno, intanto che sto qui, a scrivere cazzate.
Sto leggendo un bel libro. Uno di quei libri che alla fine, a dirla proprio tutta, un pò ti scoccia aver già letto, ma solo perchè non puoi rileggerlo con la stessa curiosità. Capita mai? A me si. Spesso.
postato da: sedici alle ore 22:44 | link | commenti (2)
categorie: scocciature
sabato, 04 agosto 2007

Era come se a un certo punto avessi capito. E non mi fosse piaciuto. E allora ho smesso di pensare a questa cosa. Fino a stamattina. Incamerare informazioni, e suddividerle per categorie: olfattive, visive, uditive, mentali fisiche, etc. E poi assegnare a ognuna un quoziente di gradimento. E poi mettere tutto insieme, e frullare. E vedere che ne esce. E vedere la devianza tra i vari punti di vista. Le mani sono sempre mani. Gli occhi sempre occhi. Ma i modelli sono diversi. Infiniti. E ogni volta si ricomincia a frullare, per vedere se quel che arriva sarà miele, o merda, o chissachè. A una certa età, suppongo, uno si rompe i coglioni, di una cosa così. E si accasa con il meno peggio. O col meno peggio che passa il convento, che del meno peggio è una sottocategoria. E si inventa, suppongo, una serie di punti di contatto, per tenere insieme l'armata brancaleone dei propri sentimenti. Dopo l'età della ragione, l'età dell'hai ragione. Suppongo sia così. Mi sembra un'idea ragionevole. Non che ne sia certo, intendiamoci. Sono ancora molte fasi prima, nella fase in cui credo all'amore. Almeno per alcuni minuti al dì. Dopo i pasti, in genere, ma anche prima. Però mi sa tanto che scivolerò verso quella direzione. E non sarò solo. Quanto costa una station wagon e dei bambini biondi? Molto più del prezzo di listino, sicuro. E intanto un altro me si sarà vissuto la storia che cercava, che voleva. Che gli spettava. Perchè i miei personaggi di fantasia, sono gente molto fortunata, tutto considerato.
postato da: sedici alle ore 16:49 | link | commenti (5)
categorie: minipimer
martedì, 31 luglio 2007

La paella. Sempre quella. Sempre galeotta. Questa volta per bene davvero. Saranno state le stelle cadenti a mo di soffito. Sarà il tempo che ho passato a testa china. Saranno i litri di serpillo. Sarà stata la bocca. O che le piccole rivoluzioni scoppiano sempre all'improvviso. Crescono sempre all'improvviso. E quando arrivano a te, è già tardi, per farsi da parte, per scansarti. Non mi sarei spostato, no di certo. Mi sarei forse risistemato un pò il nodo pratt. Che è l'unico che mi riesce. Redemption of myself, arrivava dal palco. Una coincidenza. Anche se non credo alle coincidenze. Considerami. Non tradirò. Non ho mai tradito, se non me stesso. Ma per quello ho un conto aperto, che saldo a fine mese. Intanto segno. Intanto sogno. E a volte mi sveglio, per mettere su il caffè. Per i tuoi occhi. E per vederti impastare la mia pancia come fanno i gatti. Domani è martedi. Oggi, è martedi. A ben pensarci. Imparerò finalmente a ballare il tango. E' tanto, che ci penso. Forse troppo. Mi ri-immergo nella gelatina. Fino a soffocare. L'estate è un periodo un pò così. Un pò del cazzo. Ma certe estati di più. Certe estati di meno. La mia pancia tende, non c'è verso di acquietarla. E così la lascio tendere. Pensavo non si ricordasse più, di essere pancia. Pensavo. Come al solito. Come se non sapessi fare altro.
postato da: sedici alle ore 01:46 | link | commenti (5)
categorie: gelatina
sabato, 21 luglio 2007

Oggi mi hanno chiesto come immagino il mio funerale (certa gente non si fa mai i cazzi suoi). Ecco, io me lo immagino così: tutti vestiti da orsa. Pure io, certo. Immaginatevi la scena. Camera ardente. Orse che fanno l’ultima visita, la cosiddetta visita al morto, e poi parlottano tra loro in corridoio, cercando di evitare lo sguardo di quelli della camera ardente a fianco. Decine e decine di orse col tutù che seguono un carro funebre. Alcune che banalmente  piangono, altre che si fanno gli affari loro. Ma senza la tranquillità di un funerale mimetico. È che detesto il dolore di piazza. Meglio l’imbarazzo. Quello almeno è genuino. Mi hanno chiesto anche come immagino il mio matrimonio. Ma ho fatto finta di non sentire. Non avrebbero voluto saperlo..

postato da: sedici alle ore 20:17 | link | commenti (8)
categorie: meibi
lunedì, 16 luglio 2007

Tutti gli archetipi di un sogno rivelatore. Compreso me, che mi sveglio di soprassalto. Compreso me, che alle sei del mattino, davanti a uno schermo, traccio come posso una cronaca, se non del sogno, del suo finale. Cioè me che scrivo. Che almeno qualcosa rimanga. Qualcosa su cui riflettere. Sarà un messaggio subliminale, quello che mi mandi? Sarà la solita metacomunicazione, non potendo alzare il telefono e dirmi quello che succede, mi arriva per vie traverse. Una traccia lasciata da qualche parte, che poi germina la notte, sparando il suo messaggio come un carosello pubblicitario. Insolito. Ma funzionale. Non ti avrei mai creduta, altrimenti. Non ti avrei forse, nemmeno ascoltata. Come si fa da svegli, del resto. Si sente. Si ignora. A volte si lecca. Più spesso ci si lecca. E ci si scopre a sbrirciare, ancora, ogni tanto. Da quella parte. E a pensare chissà. E dopo il chissà, pensieri diversi, a seconda dell’umore. Io sto bene. Proprio ora. Proprio qui. Non è mica colpa mia. E in definitiva, non ho tracciato proprio nulla, solo mangiato qualche cosa, fumato, rotto il cazzo ai vicini con la musica, e recuperato la voglia di dormire. Almeno quella. Di dormire senza sogni. Per stanotte, sono a posto così.  

postato da: sedici alle ore 06:40 | link | commenti
categorie: pitiriasi rosa di gilbert
lunedì, 02 luglio 2007

DSCF1572
postato da: sedici alle ore 20:12 | link | commenti (10)
categorie: linea 7, chatelet, ora di punta

Un pò per via dell'asma. Un pò per comodità. Un pò tanto perchè mi sono rotto le palle. Via tutto quanto, tutto ciò che non serve più. Tonnellate di oggetti inutili, appesi, appogiati, stesi. Lo faccio periodicamente, Soprattutto con le persone. A dir la verità. Questa volta si rilancia, e a parte i libri, che godono di immunita parlamentare, tutto il resto è sotto ispezione. La memoria basta e avanza, certe volte, senza bisogno di richiamini. Non ho più spazio, per strisciare dalla camera al resto della casa. Mi faccio l'ultimo caffè a ostacoli. E poi un pò di ventolin mentale. A volte mi capita, con i piedi a penzoloni dal soppalco, di ripensare a tutti i pesi morti che mi sono trascinato per un pò. Ci ripenso anche con affetto, a volte. Anche con malinconia. Più spesso, ci penso e basta. Alle diverse tecniche di appoggio. Dall'amore, all'amicizia quasi adorante. Dalla proiezione di interesse, in se molto semplice, alle grandi dichiarazioni. Agli sguardi. Quegli sguardi li, di chi non se la sa proprio cavare, da solo. Di chi non cerca te. Ma un te qualsiasi a cui appendersi come alla barra della metro, per non cadere a ogni brusca frenata. E' sempre un brutto momento, quello in cui ti accorgi che sei intercambiabile. Perchè devi cambiare punto di vista sulle cose, rischiando di mettere in discussione anche cose che davi già per sedimentate. Ripensare alle storie passate, poi, è un piccolo campionario di tragedie sociali. Di coltellate dritte nel costato della tua fiducia. Ma non si può che ringraziare. Perchè ogni affondo parato, o preso di striscio, allena i riflessi. E, nel lungo periodo, torna utile. L'estate è sempre stata un periodo un pò così. Un pò del cazzo. Se vogliamo. E nonostante i temporali e l'aria gelida, è estate, qui intorno. Mi tuffo per qualche secondo nella doccia dei rimpianti, mentre li inscatolo con cura, e li divido per il riciclaggio. Sarebbe divertente, tra qualche mese, comprare una moleskine fatta con i miei amori riciclati. Almeno, avrò salvato qualche albero.
postato da: sedici alle ore 20:03 | link | commenti (8)
categorie: ambientalismo sincero
martedì, 19 giugno 2007

Fortunatamente non ho una barca . Perchè non capisco mai abbastanza in fretta quando cambia il vento. E mi trovo sempre a dover rincorrere per tutta la coperta i miei nervi scoperti. Bagnato fradicio, e col rischio di cadere seriamente e farmi male. Così ho deciso di lasciarla sgombra di quasi tutto. Rimangono li, in bella vista, solo cose sacrificabili. E ogni volta che il vento cambia, mi ritiro sottocoperta, aspettando il sereno. Magari con qualcosa da fare. Si chiama adeguarsi. Ho robusti appigli a cui attaccarmi, quando il mare si fa grosso. E se la barca si rovescia, pazienza. Non ho mai detto di essere un buon marinaio. Non ho mai nemmeno detto di voler navigare in questo mare. Mi ci sono trovato, e come si dice, sto cercando di tirarmene fuori in qualche modo. Se qualcuno ha un sestante in più, lascio le coordinate in pvt per l'invio.
postato da: sedici alle ore 19:49 | link | commenti (5)
categorie: icarus iii
lunedì, 04 giugno 2007

Non ho profumerie da visitare, per ricostruire odori di cui hai già detto tutto. Mi resta un letto sfatto e del tempo da perdere. Ogni volta è diverso. Ogni volta è lo stesso. Ogni volta è più spesso di quanto non si creda. Mi restano per ora i panni sporchi. In attesa di qualcuno che me li sciacqui. Molte cose abbiamo smesso di dirci, in questi giorni. Molte cose ci restano da dire. Ma non credo di poterle esaurire. E forse e questo. Quello che alla fine rimane tra le dita. E fa la differenza. E la diffidenza. Circondato da usa e getta, mal mi dispongo ad un abusare continuo e intermittente. Cauterizzare, certo. Si migliora col tempo. Si diventa più precisi. Più rapidi. Meno illusi. Si chiama bilancia, probabilmente. Ma abituati al trucco del piatto incollato, non ci accorgiamo che i piatti incollati sono due.
Molte cose
non uso
non oso
non so.
Ma sono curioso
di vedere cosa sarà
se il tempo
il luogo
il caso
a fotterci forte.
Più forte di come ci fottiamo di solito.
E senza amore.
Sarà quest'etica
in fondo cristiana, almeno per osmosi
che ti si appiccica addosso come tanfo da stalla
anche se non vuoi
sarà quella particolare visione delle cose
che non mi lascia vedere mai una via d'uscita
che non costi troppo per quel che ho in tasca
sarà per quello
che mi ci scaldo le tempie
ma sono curioso.
Così come sono curioso di sapere quanto daresti per un campanello che suona, per una lezione di inglese, per uno spuntino in uno di quei chioschi di cui non ricordo il nome.
Ho imparato i numeri da uno a dieci, per ora. Troppo poco per dirti quanto darei io.
Troppo poco, per poter comprare un mazzo di fiori senza essere ridicolo.
Abbastanza, per  metterla sul curriculum come sedicesima lingua.
Allora, quanto daresti?


postato da: sedici alle ore 01:10 | link | commenti (5)
categorie: servitù di passaggio
sabato, 02 giugno 2007

dipende sempre dagli occhi con cui si guardano le cose. l'occhio è l'interfaccia tra la realtà e la sua rappresentazione. l'occhio inganna. svela. nasconde. modifica. rende accettabile. condanna. il resto, sono pensieri a posteriori, messi li per giustificare quel che si è fatto, detto o pensato. le lenti che si intercambiano sono diverse, e ognuna da una chiave di lettura. come interpretare questa non lo so. ancora non l'ho capito. ma c'è al mondo un'unica persona per cui piango. di felicità. o per dolore. e per quanto cinico e distaccato, ogni lacrima rappresenta qualcosa. e da un pò di tempo ho iniziato a contarle. chiedimi pure quante sono, non ho molti problemi, a raccontare. perchè sia tu, non lo so. forse dovrei guardarmi con un occhio diverso.
postato da: sedici alle ore 02:22 | link | commenti (1)
categorie: dipendenze
lunedì, 28 maggio 2007

mi accendo una viceroy. sapore balcanico, anche se il pacchetto ricorda tanto i miei sei anni. perchè, non saprei dirlo.
la mia irresponsabilità, che ti piace girare di tanto in tanto come fosse un piatto a cottura lenta, potrebbe anche assumersi i rischi di un pensiero, ogni tanto. di una domanda, ogni tanto. seria. ma con distacco. tanto la risposta è un massimo sistema. sempre.
come se un cazzeggio qualsiasi potesse avere valore legale. e potessimo trovarci, un giorno, in tribunale, a dover rispondere della promessa non mantenuta di una prole non generata.
a volte, la decisione più drastica sbuca tra le pieghe delle lenzuola come fosse sempre stata li. vieni via con me. o resta dove stai. come si sceglie una pizza dal menù. venti minuti a scorrere l'elenco, per poi ordinare la solita. sempre quella. posso avvalermi della facoltà di non rispondere, perchè sono nel pieno possesso di tutte le mie facoltà. il giochino di giocare senza una regola ci è sempre piaciuto molto. è un bisogno legittimato dal mio quadro astrale. ormai non abbiamo più bisogno di noi, e questo potrebbe essere un buon punto d'inizio per una storia d'amore. ma tu non ti sveglierai di buon umore, stasera. e io non saprò che fare, come al solito.
stiamo vagando tra la folla di piazza unità mentale, lanciandoci occhiate fugaci mentre ogni corpo devia le traiettorie. ti perderò di nuovo di vista, e non saprò se tornerai nel mio campo visivo, se usciremo insieme da questo carnaio chiamato quotidiano, o semplicemente verrò trasportato dalla fiumana di gente verso una uscita casuale.
e nessuno mi ripagherà di un'altra cena passata con me stesso, mentre, a tre metri da me, la nostra passione dorme.
postato da: sedici alle ore 22:40 | link | commenti
categorie: the basmati connection
mercoledì, 09 maggio 2007

vai. vieni. entra. esci. fai un pò come ti pare. tanto non ha alcuna importanza. decine, centinaia di ore buttate a cercare di far quadrare un cerchio che non ne vuole sapere di piegarsi a spigolo. raccòntati le migliori favole che conosci, chissà che prima o poi tu riesca a stringere la mano e a trovarci dentro qualcosa che non sia il  vuoto. anche se a rendere, non ti batte nessuno. ne ho la casa piena, di vuoti resi, tutti con lo stesso indirizzo. e non per collezione.  ma perchè, come già spiegavo poco prima, trattengo tutto. anche le parole. nonostante lo sappia benissimo. che a volte un vaffanculo è il miglior digestivo.
postato da: sedici alle ore 01:33 | link | commenti (10)
categorie: pfff
martedì, 01 maggio 2007

DSCF1524
postato da: sedici alle ore 20:06 | link | commenti (3)
categorie: morbido

Il tuo odio verso il drum giallo, non è che un pietoso tentativo di delegittimarmi agli occhi dei tuoi ovuli. Non ti ho sognata, se non forse di sfuggita. Ma fuggire, è un pò il nostro cuore all'occhiello. In bella mostra, dal lato sano. In fondo è carne. Solo carne. Il lato nero lo lascio sotto. Se no, chi se la compra più. Niente progetti, solo proiezioni, solo bobine. Facili da cambiare. Poco costose da comprare. Ogni volta mi chiedo com'è che finirà. Quando arriverà il conto. E quando potrò chiederti in sposa con un file .ppt? O con un messaggio sul frigo? In caso di rifiuto, sappi che ti denuncerò. Per truffa al costato. Perchè adesso, davvero, non se ne può più.  Possiamo permetterci un figlio per ogni copia del secolo breve. Sai, per non fare favoritismi. Quante sono? Due? Io non ne ho rubate altre, per ora. Due, direi che può bastare.
postato da: sedici alle ore 13:25 | link | commenti
categorie: family day
sabato, 28 aprile 2007

Il sottile distinguo, è il prezzo che ti dai. Non aspettarti da me una supervalutazione dell'usato. Non si vendono auto, qui. Non aspettarti un incentivo, ne un gioco al rialzo. Riconosco i bluff prima ancora che vengano partoriti. Te l'ho spiegato almeno due volte. Ed entrambe le volte mi hai detto: va bene. Perchè allora un agganciarti per pena? Le gambe si aprono per tre motivi. Stare bene. Solitudine. Farsi male. Che busta hai scelto questa volta, sapendo che la prima non l'hai avuta in dotazione? Non ho mai capito come sia possibile, vedere nella mia faccia, la faccia di uno che risolve problemi. La prossima volta, al primo appuntamento, regalerò un paio di occhiali. E cercherò, per una volta, di sedermi in un posto illuminato.
postato da: sedici alle ore 21:50 | link | commenti (4)
categorie: a f e t k y m o u p z
sabato, 21 aprile 2007

IMG_0223
postato da: sedici alle ore 18:45 | link | commenti (8)
categorie: sete


 

 

Si, mi aspettano dei rimproveri. Che cosa ci posso fare? È colpa mia se compivo dodici anni qualche mese prima della dichiarazione di guerra? Forse le emozioni di quel periodo straordinario furono di un genere che non si prova mai a questa età; ma dal momento che non c’è niente di così formidabile che riesca a invecchiarci, malgrado le apparenze, era fatale che io agissi da bambino in un’avventura che avrebbe messo in imbarazzo persino un uomo fatto. Non sono il solo. Anche i miei coetanei ricorderanno questo periodo in modo diverso da chi è nato prima. E chi mi vuol male immagini pure ciò che fu la guerra per tanti ragazzini allora giovanissimi: quattro anni di grandi vacanze.

Raymond Radiguer,” il diavolo in corpo”.

 


Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “ madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti”. Questo non dice nulla: è stato forse ieri. l’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus delle due e arriverò nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. ma non aveva l’aria contenta. Gli ho persino detto:”non è colpa mia”.

Albert Camus, “lo straniero”.

 


Avanzava, scalciando la neve profonda. Era un uomo disgustato. Si chiamava Svevo Bandini e abitava in quella strada, tre isolati più avanti. Aveva freddo, e le scarpe sfondate. Quella mattina le aveva rattoppate con dei pezzi di cartone di una scatola di pasta. Pasta che non era stata pagata. Ci aveva pensato proprio mentre infilava il cartone nelle scarpe.

Detestava la neve.

John Fante, “aspetta primavera, bandini”.

 

Venerdi sera sono andato a una festicciola a casa di un collega di lavoro. Eravamo una trentina e passa, tutti quadri di medio livello, tra i venticinque e i quarant’anni. A un certo punto una scema ha cominciato a spogliarsi. Si è sfilata la maglietta, poi il reggiseno, poi la gonna – il tutto facendo delle smorfie incredibili. È rimasta così qualche secondo, ad ancheggiare in mutandine; poi, non sapendo più che fare, si è rivestita. Peraltro è una che non la da a nessuno; il che sottolinea l’assurdità del suo contegno.

Michel Houellebecq, “estensione del dominio della lotta”.

 

Due notti da solo in una stanza, in compagnia di due flaconi da un’oncia di cocaina farmaceutica permisero a Mad Dog McCain di meritarsi pienamente il suo soprannome.

Edward Bunker, “cane mangia cane”.

 

regolamento, e fortunati a cui passo la palla, nei commenti...
postato da: sedici alle ore 18:37 | link | commenti (6)
categorie: incipit
martedì, 10 aprile 2007

DSCF1463
postato da: sedici alle ore 19:00 | link | commenti (12)
categorie: segni